Citiamo dalla premessa al saggio: «Qual è — e come pensare — la provenienza dell’arte nella sua attendibile spaziosità? Con la parola «provenienza» intendiamo quella ritratta dimensione che, invisibile al consueto intelletto, e ancora inaudita, fa sì che l’arte sia ogni volta ciò che è. Pensare la provenienza significa tentare di renderne più udibile il richiamo e più flagrante l’avvento. Con «spaziosità» intendiamo invece il dominio geniturale per entro cui l’arte, sorretta da quel pensare, giunge infine ad addirsi alla sua provenienza, inoltrandosi così nel suo più iniziale inizio, cioè — anche — nella sua avvenenza. Verso dove rivolgere innanzitutto il pensiero? Nella conferenza ateniese del 1967, Die Herkunft der Kunst und die Bestimmung des Denkens, Heidegger suggerisce una rotta: «Giacché nel nostro sentire vorremmo evitare che il pensiero prenda una via arbitraria, invochiamo, qui ad Atene, l’esortazione e la scorta di colei che un tempo fu la sovrana custode della città e dell’Attica, ossia la Dea Atena». E aggiunge: «Non possiamo seguire fino all’origine la profondità della sua indole divina. Esaminiamo solo ciò che Atena ci dice sulla provenienza dell’arte». Atena può dunque indicarci l’arte nel verso della sua provenienza, per entro la sua spaziosità, posto però di cogliere la Dea nel suo concreto vigore divino, ossia alla luce delle opere (del pensiero, della poesia e, appunto, dell’arte) che le furono dedicate. (Ricordiamo per inciso che nell'inno orfico 32, Ἀθηνᾶς θυμίαμα ἀρώματα, la Dea è definita τεχνῶν μῆτερ πολύολβε, cioè "delle arti madre solerte e florida"»

La spaziosità dell'arte (Zeus Atena Eracle)

Zaccaria, Gino
2017

Abstract

Citiamo dalla premessa al saggio: «Qual è — e come pensare — la provenienza dell’arte nella sua attendibile spaziosità? Con la parola «provenienza» intendiamo quella ritratta dimensione che, invisibile al consueto intelletto, e ancora inaudita, fa sì che l’arte sia ogni volta ciò che è. Pensare la provenienza significa tentare di renderne più udibile il richiamo e più flagrante l’avvento. Con «spaziosità» intendiamo invece il dominio geniturale per entro cui l’arte, sorretta da quel pensare, giunge infine ad addirsi alla sua provenienza, inoltrandosi così nel suo più iniziale inizio, cioè — anche — nella sua avvenenza. Verso dove rivolgere innanzitutto il pensiero? Nella conferenza ateniese del 1967, Die Herkunft der Kunst und die Bestimmung des Denkens, Heidegger suggerisce una rotta: «Giacché nel nostro sentire vorremmo evitare che il pensiero prenda una via arbitraria, invochiamo, qui ad Atene, l’esortazione e la scorta di colei che un tempo fu la sovrana custode della città e dell’Attica, ossia la Dea Atena». E aggiunge: «Non possiamo seguire fino all’origine la profondità della sua indole divina. Esaminiamo solo ciò che Atena ci dice sulla provenienza dell’arte». Atena può dunque indicarci l’arte nel verso della sua provenienza, per entro la sua spaziosità, posto però di cogliere la Dea nel suo concreto vigore divino, ossia alla luce delle opere (del pensiero, della poesia e, appunto, dell’arte) che le furono dedicate. (Ricordiamo per inciso che nell'inno orfico 32, Ἀθηνᾶς θυμίαμα ἀρώματα, la Dea è definita τεχνῶν μῆτερ πολύολβε, cioè "delle arti madre solerte e florida"»
2017
Zaccaria, Gino
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