Anche il mondo dell’energia, anche quello italiano, sta cambiando molto in fretta, con un ritmo che ben pochi osservatori potevano solo immaginare. Se in parte la contrazione può considerarsi congiunturale ed essere attribuita alla ancora stretta morsa della crisi economica, bisogna riflettere su una dinamica strutturale, legata a un cambio delle attività economiche e a una sostituzione tecnologica assai accelerata. Basti solo pensare, a titolo di esempio, ai consumi di casa propria, con elettrodomestici sempre più efficienti: un frigo di oggi consuma anche la metà di uno di quindici anni fa, l’illuminazione incide per un quarto di quanto incidesse dieci anni fa, e cosi via. Se, poi, è certamente vero che di molto è aumentata la presenza di apparecchi energivori, dai robot aspirapolveri ai climatizzatori, per quanto si tenda a sottostimare i rapidi incrementi di efficienza di questi ultimi, resta un dato di fatto che l’effetto netto di questi cambiamenti, soprattutto nel mondo produttivo, è una riduzione significativa dell’intensità energetica. Quest’ultima è data dal rapporto tra Prodotto Interno Lordo (PIL) e Consumo Interno Lordo di energia ed è un indicatore, seppur grezzo e aggregato, dell’efficienza energetica di una economia. Tanto più basso è il valore dell’intensità energetica tanto più aumenta l’efficienza energetica della economia interessata. La minore intensità energetica delle economie post industriali è un dato di fatto, dal quale non possiamo prescindere ragionando su come vogliamo che evolva il nostro sistema energetico. Ci piaccia o no, oggi possiamo fare cose migliori di un tempo consumando meno energia e per di più abbiamo scoperto che disponiamo di riserve di combustibili fossili – convenzionali e non – molto maggiori di quanto avessimo mai sospettato. E tuttavia, quasi per contrappasso, siamo nel pieno di una trasformazione strutturale che non si era mai verificata dall’inizio dello sfruttamento dei combustibili fossili. L’industria dell’energia, e dell’energia elettrica in particolare, si è sviluppata all’inizio del ‘900 su alcuni assunti economici molto solidi e da tutti accettati: forti economie di scala, domanda rigida, cioè ben poco sensibile alle variazioni di prezzo e in (continua) crescita, grandi investimenti da fare. Negli ultimi anni tutti questi fattori sono venuti meno e oggi non possiamo considerarne vero nessuno; l’industria è drasticamente cambiata, sia per ragioni di tipo tecnologico, valide in assoluto, sia per ragioni legate alla raggiunta maturità della domanda, valide per tutta l’Europa. Se il venir meno delle caratteristiche economiche del passato mette in discussione l’esistenza stessa delle imprese storiche imponendo loro un cambio radicale nel modus operandi: spingendole verso una nuova Offerta, anche di servizi, il merito è anche della Domanda. I consumatori, infatti, grazie alla diffusione della produzione su piccola scala e alla liberalizzazione dell’attività di vendita, con la possibilità di cambiare facilmente fornitore, sono sempre più indipendenti e chiedono servizi diversi da quelli del passato. È ragionevole attendersi che tra dieci anni riconosceremo a fatica l’attuale settore dell’energia: diversi tipi di contratti, diverso modo di far pagare il servizio, diverso modo di comunicare, di aggregare i consumatori, di produrre e di consumare; non più clienti passivi, ma protagonisti di una relazione dinamica con il proprio fornitore. Quest’ultimo dovrà tenere sempre più conto dell’energia prodotta dai consumatori e nuovo dovrà essere il ruolo della rete di distribuzione, sempre più integrata con sistemi di comunicazione e controllo, così da integrare in modo efficiente l'energia prodotta da fonti rinnovabili discontinue. È però lecito chiedersi da chi saranno portate tutte queste innovazioni: dalle imprese tradizionali oppure da nuovi entranti.

Energia per l’Italia

LORENZONI, ARTURO;SILEO, ANTONIO
2014

Abstract

Anche il mondo dell’energia, anche quello italiano, sta cambiando molto in fretta, con un ritmo che ben pochi osservatori potevano solo immaginare. Se in parte la contrazione può considerarsi congiunturale ed essere attribuita alla ancora stretta morsa della crisi economica, bisogna riflettere su una dinamica strutturale, legata a un cambio delle attività economiche e a una sostituzione tecnologica assai accelerata. Basti solo pensare, a titolo di esempio, ai consumi di casa propria, con elettrodomestici sempre più efficienti: un frigo di oggi consuma anche la metà di uno di quindici anni fa, l’illuminazione incide per un quarto di quanto incidesse dieci anni fa, e cosi via. Se, poi, è certamente vero che di molto è aumentata la presenza di apparecchi energivori, dai robot aspirapolveri ai climatizzatori, per quanto si tenda a sottostimare i rapidi incrementi di efficienza di questi ultimi, resta un dato di fatto che l’effetto netto di questi cambiamenti, soprattutto nel mondo produttivo, è una riduzione significativa dell’intensità energetica. Quest’ultima è data dal rapporto tra Prodotto Interno Lordo (PIL) e Consumo Interno Lordo di energia ed è un indicatore, seppur grezzo e aggregato, dell’efficienza energetica di una economia. Tanto più basso è il valore dell’intensità energetica tanto più aumenta l’efficienza energetica della economia interessata. La minore intensità energetica delle economie post industriali è un dato di fatto, dal quale non possiamo prescindere ragionando su come vogliamo che evolva il nostro sistema energetico. Ci piaccia o no, oggi possiamo fare cose migliori di un tempo consumando meno energia e per di più abbiamo scoperto che disponiamo di riserve di combustibili fossili – convenzionali e non – molto maggiori di quanto avessimo mai sospettato. E tuttavia, quasi per contrappasso, siamo nel pieno di una trasformazione strutturale che non si era mai verificata dall’inizio dello sfruttamento dei combustibili fossili. L’industria dell’energia, e dell’energia elettrica in particolare, si è sviluppata all’inizio del ‘900 su alcuni assunti economici molto solidi e da tutti accettati: forti economie di scala, domanda rigida, cioè ben poco sensibile alle variazioni di prezzo e in (continua) crescita, grandi investimenti da fare. Negli ultimi anni tutti questi fattori sono venuti meno e oggi non possiamo considerarne vero nessuno; l’industria è drasticamente cambiata, sia per ragioni di tipo tecnologico, valide in assoluto, sia per ragioni legate alla raggiunta maturità della domanda, valide per tutta l’Europa. Se il venir meno delle caratteristiche economiche del passato mette in discussione l’esistenza stessa delle imprese storiche imponendo loro un cambio radicale nel modus operandi: spingendole verso una nuova Offerta, anche di servizi, il merito è anche della Domanda. I consumatori, infatti, grazie alla diffusione della produzione su piccola scala e alla liberalizzazione dell’attività di vendita, con la possibilità di cambiare facilmente fornitore, sono sempre più indipendenti e chiedono servizi diversi da quelli del passato. È ragionevole attendersi che tra dieci anni riconosceremo a fatica l’attuale settore dell’energia: diversi tipi di contratti, diverso modo di far pagare il servizio, diverso modo di comunicare, di aggregare i consumatori, di produrre e di consumare; non più clienti passivi, ma protagonisti di una relazione dinamica con il proprio fornitore. Quest’ultimo dovrà tenere sempre più conto dell’energia prodotta dai consumatori e nuovo dovrà essere il ruolo della rete di distribuzione, sempre più integrata con sistemi di comunicazione e controllo, così da integrare in modo efficiente l'energia prodotta da fonti rinnovabili discontinue. È però lecito chiedersi da chi saranno portate tutte queste innovazioni: dalle imprese tradizionali oppure da nuovi entranti.
9788858766774
Giovanni Caprara
Energia per l'Italia
Lorenzoni, Arturo; Sileo, Antonio
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