Negli ultimi anni le Aziende Ospedaliero-Universitarie (e, più in generale, gli ospedali d’insegnamento) sono state oggetto di una crescente attenzione istituzionale e mediatica che, se da un lato ne ha ribadito l’importanza e la centralità nel sistema sanitario, dall’altro ne ha messo in evidenza le rilevanti difficoltà di funzionamento. Le ricerche e le indagini condotte nell’ultimo decennio riguardo agli ospedali d’insegnamento hanno evidenziato due tendenze rilevanti: 1. un ritardo significativo nell’avviare un processo di “aziendalizzazione”, quest’ultima intesa come capacità dell’organizzazione di operare in condizioni di efficienza produttiva con strumenti e meccanismi gestionali a supporto di processi decisionali trasparenti e governati verso priorità aziendali condivise (Meloni et al. 1999; Pesci et al. 1999; Zanetti et al. 1998; Gullotti 2000; Lega, Verme 2003). Sono sempre più forti, infatti, le pressioni politiche, istituzionali e sociali verso una maggiore responsabilizzazione dei teaching hospital su performances qualitative ed economiche. 2. la complessità di governo di tali aziende (es. Lega, 2008; Smith e Whitchurch 2002), legata da una parte alla predominanza dei professionisti medici (rispetto alle altre categorie di lavoratori); dall’altra alla coesistenza in tali organizzazioni delle funzioni di assistenza, didattica e ricerca. Riguardo al primo aspetto, è rilevante sottolineare il fatto che le origini degli ospedali d’insegnamento si ritrovano nelle cliniche mediche universitarie, tipici esempi di ospedali intesi come “iatrocrazia”, cioè fondati sul potere del medico (Lega 2008a). Nel loro percorso di sviluppo, gli ospedali universitari si sono evoluti verso quella che Mintzberg (1986) denomina “burocrazia professionale”, ossia un tipo di configurazione organizzativa caratterizzata dalla presenza di un nucleo operativo consistente, composto in larga parte da professionisti, in cui il coordinamento avviene tramite la condivisione di standard predeterminati e l’autorità si basa non sulla gerarchia, ma sul potere della competenza. Rispetto alla triplice missione degli ospedali d’insegnamento, vari autori evidenziano come tali organizzazioni debbano combinare l’erogazione dell’assistenza sanitaria alla didattica e alla ricerca (Schreyögg e von Reitzenstein, 2008 - “AMCs must combine the delivery of patient care with teaching and research”; López-Casasnovas e Saez, 1999 - “Hospitals run multi-product production functions, with care and cure activities, plus research and training”) soffermandosi, in particolare, sui trade-off che tale compresenza può generare. Ad esempio, la funzione di didattica, orientata al trasferimento di conoscenze sui diversi ambiti medico-scientifici, determina un’attività assistenziale che, in alcuni casi, non è perfettamente coerente con gli obiettivi della programmazione sanitaria regionale (la quale mira al soddisfacimento appropriato di una domanda sanitaria in continua evoluzione) o della ricerca sperimentale (la quale promuove l’innovazione su specifiche nicchie di studio e di osservazione). Questo trade-off a livello istituzionale ha inevitabilmente delle ripercussioni anche su altri ambiti, quali, ad esempio, l’ambito operativo in termini di tempo dedicato a ciascuna attività da parte dei medici e l’ambito finanziario in quanto la consistenza e la destinazione dei fondi alle varie funzioni all’interno dell’ospedale universitario può determinare degli squilibri a favore di una delle tre mission rispetto alle altre (Schreyögg e von Reitzenstein, 2008). Alla luce di queste prime considerazioni introduttive, il libro illustra gli obiettivi e la metodologia della ricerca, i risultati dell’analisi e una proposta di linee guida per la riprogettazione degli assetti di governance ed organizzativi dei teaching hospitals.

Governance e organizzazione delle aziende ospedaliero-universitarie

CARBONE, CLARA;LEGA, FEDERICO;PRENESTINI, ANNA
2010-01-01

Abstract

Negli ultimi anni le Aziende Ospedaliero-Universitarie (e, più in generale, gli ospedali d’insegnamento) sono state oggetto di una crescente attenzione istituzionale e mediatica che, se da un lato ne ha ribadito l’importanza e la centralità nel sistema sanitario, dall’altro ne ha messo in evidenza le rilevanti difficoltà di funzionamento. Le ricerche e le indagini condotte nell’ultimo decennio riguardo agli ospedali d’insegnamento hanno evidenziato due tendenze rilevanti: 1. un ritardo significativo nell’avviare un processo di “aziendalizzazione”, quest’ultima intesa come capacità dell’organizzazione di operare in condizioni di efficienza produttiva con strumenti e meccanismi gestionali a supporto di processi decisionali trasparenti e governati verso priorità aziendali condivise (Meloni et al. 1999; Pesci et al. 1999; Zanetti et al. 1998; Gullotti 2000; Lega, Verme 2003). Sono sempre più forti, infatti, le pressioni politiche, istituzionali e sociali verso una maggiore responsabilizzazione dei teaching hospital su performances qualitative ed economiche. 2. la complessità di governo di tali aziende (es. Lega, 2008; Smith e Whitchurch 2002), legata da una parte alla predominanza dei professionisti medici (rispetto alle altre categorie di lavoratori); dall’altra alla coesistenza in tali organizzazioni delle funzioni di assistenza, didattica e ricerca. Riguardo al primo aspetto, è rilevante sottolineare il fatto che le origini degli ospedali d’insegnamento si ritrovano nelle cliniche mediche universitarie, tipici esempi di ospedali intesi come “iatrocrazia”, cioè fondati sul potere del medico (Lega 2008a). Nel loro percorso di sviluppo, gli ospedali universitari si sono evoluti verso quella che Mintzberg (1986) denomina “burocrazia professionale”, ossia un tipo di configurazione organizzativa caratterizzata dalla presenza di un nucleo operativo consistente, composto in larga parte da professionisti, in cui il coordinamento avviene tramite la condivisione di standard predeterminati e l’autorità si basa non sulla gerarchia, ma sul potere della competenza. Rispetto alla triplice missione degli ospedali d’insegnamento, vari autori evidenziano come tali organizzazioni debbano combinare l’erogazione dell’assistenza sanitaria alla didattica e alla ricerca (Schreyögg e von Reitzenstein, 2008 - “AMCs must combine the delivery of patient care with teaching and research”; López-Casasnovas e Saez, 1999 - “Hospitals run multi-product production functions, with care and cure activities, plus research and training”) soffermandosi, in particolare, sui trade-off che tale compresenza può generare. Ad esempio, la funzione di didattica, orientata al trasferimento di conoscenze sui diversi ambiti medico-scientifici, determina un’attività assistenziale che, in alcuni casi, non è perfettamente coerente con gli obiettivi della programmazione sanitaria regionale (la quale mira al soddisfacimento appropriato di una domanda sanitaria in continua evoluzione) o della ricerca sperimentale (la quale promuove l’innovazione su specifiche nicchie di studio e di osservazione). Questo trade-off a livello istituzionale ha inevitabilmente delle ripercussioni anche su altri ambiti, quali, ad esempio, l’ambito operativo in termini di tempo dedicato a ciascuna attività da parte dei medici e l’ambito finanziario in quanto la consistenza e la destinazione dei fondi alle varie funzioni all’interno dell’ospedale universitario può determinare degli squilibri a favore di una delle tre mission rispetto alle altre (Schreyögg e von Reitzenstein, 2008). Alla luce di queste prime considerazioni introduttive, il libro illustra gli obiettivi e la metodologia della ricerca, i risultati dell’analisi e una proposta di linee guida per la riprogettazione degli assetti di governance ed organizzativi dei teaching hospitals.
EGEA
9788823842564
Carbone, Clara; Lega, Federico; Prenestini, Anna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11565/3718293
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