La pronunzia 17 novembre 2025, n. 8773 del Tribunale di Milano costituisce un paradigma della tensione sistemica fra la sovranità assembleare e la tutela dell’affidamento patrimoniale del governante societario. Il giudice afferma che il trattamento di fine mandato, ove deliberato dall’assemblea, assume natura di componente differita del compenso e si liquida secondo i criteri fissati nella deliberazione; la revoca ante tempus priva di giusta causa esige il ristoro dell’indennità per il mancato preavviso, quantificata secondo equità e sulla base della perdita patrimoniale effettiva. Parimenti, la cognizione della compensazione giudiziale è sottratta a soluzioni meramente dilatorie: il controcredito risarcitorio non può estinguere un credito certo se la sua esistenza o il suo ammontare sono seriamente contestati e richiedono accertamenti non di pronta e facile liquidazione. La decisione, dunque, riafferma la necessità di rigore motivazionale nelle deliberazioni assembleari, salvaguarda la certezza dei rapporti obbligatori e impedisce che l’azione di responsabilità sia impropriamente strumentalizzata in sede di opposizione monitoria.

Anatomia di un equilibrio: revoca senza giusta causa e limiti alla compensazione

Passador, Maria Lucia
2026

Abstract

La pronunzia 17 novembre 2025, n. 8773 del Tribunale di Milano costituisce un paradigma della tensione sistemica fra la sovranità assembleare e la tutela dell’affidamento patrimoniale del governante societario. Il giudice afferma che il trattamento di fine mandato, ove deliberato dall’assemblea, assume natura di componente differita del compenso e si liquida secondo i criteri fissati nella deliberazione; la revoca ante tempus priva di giusta causa esige il ristoro dell’indennità per il mancato preavviso, quantificata secondo equità e sulla base della perdita patrimoniale effettiva. Parimenti, la cognizione della compensazione giudiziale è sottratta a soluzioni meramente dilatorie: il controcredito risarcitorio non può estinguere un credito certo se la sua esistenza o il suo ammontare sono seriamente contestati e richiedono accertamenti non di pronta e facile liquidazione. La decisione, dunque, riafferma la necessità di rigore motivazionale nelle deliberazioni assembleari, salvaguarda la certezza dei rapporti obbligatori e impedisce che l’azione di responsabilità sia impropriamente strumentalizzata in sede di opposizione monitoria.
2026
Passador, Maria Lucia
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