L’articolo offre una lettura fortemente critica del decreto-legge n. 48/2025 in materia di sicurezza, interpretandolo come espressione di un mutamento profondo del rapporto tra individuo e potere esecutivo, a favore di quest’ultimo. Gli autori individuano tre direttrici principali attraverso cui si manifesta tale trasformazione: le “crudeltà inutili”, ossia interventi penali sproporzionati e privi di reale necessità; l’“eterogenesi dei fini”, per cui norme dichiaratamente orientate alla sicurezza producono effetti opposti; e gli “autoritratti involontari”, disposizioni che rivelano implicitamente una visione ideologica punitiva e selettiva nei confronti di categorie marginali o dissenzienti. Attraverso l’analisi di specifiche norme (in tema di terrorismo, occupazione di immobili, carcere, armi, manifestazioni e accattonaggio), il contributo evidenzia la violazione dei principi di offensività, proporzionalità e ragionevolezza, nonché il ricorso sistematico a un diritto penale simbolico e carcerocentrico. Ne emerge una critica complessiva a una politica criminale che, più che tutelare beni giuridici, appare orientata al rafforzamento del potere e al controllo sociale, in tensione con i principi costituzionali.
Il decreto-legge sicurezza (n. 48/2025): autoritratto involontario di una politica di oppressione
Lonati, Simone
;Melzi D'Eril, Carlo
2025
Abstract
L’articolo offre una lettura fortemente critica del decreto-legge n. 48/2025 in materia di sicurezza, interpretandolo come espressione di un mutamento profondo del rapporto tra individuo e potere esecutivo, a favore di quest’ultimo. Gli autori individuano tre direttrici principali attraverso cui si manifesta tale trasformazione: le “crudeltà inutili”, ossia interventi penali sproporzionati e privi di reale necessità; l’“eterogenesi dei fini”, per cui norme dichiaratamente orientate alla sicurezza producono effetti opposti; e gli “autoritratti involontari”, disposizioni che rivelano implicitamente una visione ideologica punitiva e selettiva nei confronti di categorie marginali o dissenzienti. Attraverso l’analisi di specifiche norme (in tema di terrorismo, occupazione di immobili, carcere, armi, manifestazioni e accattonaggio), il contributo evidenzia la violazione dei principi di offensività, proporzionalità e ragionevolezza, nonché il ricorso sistematico a un diritto penale simbolico e carcerocentrico. Ne emerge una critica complessiva a una politica criminale che, più che tutelare beni giuridici, appare orientata al rafforzamento del potere e al controllo sociale, in tensione con i principi costituzionali.| File | Dimensione | Formato | |
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